Disturbi del sonno: riconoscerli, affrontarli e soddisfare una domanda in crescita

In programma il 13 settembre a Milano un corso base sui Disturbi del sonno in Odontoiatria (Osas e russamento). Abbiamo posto qualche domanda al relatore, il prof. Luca Levrini, per saperne di più e per capire perché può essere davvero utile partecipare a questo appuntamento di formazione.

Prof. Levrini, spesso non abbiamo la consapevolezza di quanto un problema sia diffuso. Nello specifico, qual è la diffusione dei disturbi del sonno in Italia?

Il disturbo del sonno inteso come “dormire male” coinvolge moltissime persone. Tra le cause che portano a dormire male dobbiamo includere il russamento e l’OSAS. L’OSAS, ovvero Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), è una condizione patologica caratterizzata dalla comparsa, durante il sonno, di ripetuti episodi di ostruzione delle vie aeree superiori, caratterizzati da interruzione (apnea) o diminuzione (ipoapnea) del flusso aereo. Si stima che il 4% dei maschi ed il 2% delle femmine sia affetto da OSAS. A questi bisogna aggiungere un 40% di persone che russano o respirano male durante la notte. Il ruolo dell’odontoiatra è importante per l’intercettamento di questi pazienti: è sufficiente che nell’anamnesi sia domandato al paziente se russa abitualmente, se la respirazione nel sonno si arresta e poi riprende o se riferisce sonnolenza diurna. Il fatto di sensibilizzare il paziente alla problematica è un atto medico di notevole rilevanza, un’amplificazione del ruolo di odontoiatra che potrebbe evitare infarti al miorcardio e stanchezza diurna che rende meno produttivi nel lavoro, ed espone ai colpi di sonno con incidenti mortali durante la guida. L’interruzione del respiro durante il sonno determina un inconsapevole risveglio: il paziente in pratica non raggiunge quasi mai il sonno profondo e ristoratore avendo centinaia di interruzioni del respiro a notte. Il vero problema, dunque, nasce anche dall’inconsapevolezza della problematica: il paziente si sente stanco e spossato ma non riconduce il problema ad un cattivo sonno perché ha comunque la percezione di dormire per tutta la notte.

L’Odontoiatra può essere in grado, debitamente formato ed aggiornato, di affrontare le problematiche causate dai disturbi del sonno?

Certamente. É vero. L’argomento non è molto noto anche se i campi di applicazione in odontoiatria sono numerosi ed in continua espansione. Ad oggi l’odontoiatra ha strumenti e può avere competenze per trattare il russamento e l’apnea notturna sia nell’adulto sia nel bambino; inoltre può avere un ruolo importante per l’influenza che hanno le protesi odontoiatriche rimovibili ed il bruxismo con il sonno. L’interesse e le correlazioni del mondo odontoiatrico con questa patologia nascono nei primi decenni del secolo scorso grazie all’intuizione di Pierre Robin, medico francese, anche di Gabriele D’Annunzio. Robin intuì che la caduta posteriore della lingua determinava disturbi respiratori risolvibili con l’avanzamento mandibolare: per questo motivo sviluppò il “monoblocco” di propulsione mandibolare poi ripreso da Andresen per correggere le seconde classi da ipoplasia mandibolare nei pazienti in crescita.

Saper gestire queste problematiche offre la possibilità ai professionisti di ampliare la propria clientela e di incrementare l’attività di studio?

Certamente. La mia esperienza dimostra come inevitabilmente aumenti il numero di pazienti che frequentano con fiducia il mio studio.

Questo corso è in grado di offrire elementi pratici applicabili all’attività di studio? É prevista nel corso una parte di confronto con i partecipanti in merito alle loro esperienze?

Il corso prevede un percorso di applicazione clinica molto pratico, finalizzato alla selezione del paziente ed alla applicazione dei dispositivi per la cura del russamento e l’OSAS. Questi apparecchi sono numerosissimi e con struttura simile ai dispositivi rimovibili utilizzati normalmente in ortodonzia. Sarà fatto preciso riferimento alle Linee Guida tracciate dall’American Academy of Sleep Medicine (e quelle recenti italiane) per l’applicazione di questi dispositivi, poichè rappresentano un presupposto fondamentale per la comprensione dei limiti e delle possibilità di questo approccio.